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I RicAt sulla limitazione del turnover PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara Boldrini   
Martedì 29 Giugno 2010 09:39

L'associazione RicAt ha letto con preoccupazione le misure contenute nel Decreto-Legge 31 maggio 2010 n. 78 a proposito degli Enti Pubblici di Ricerca, in particolare l'Art. 9 comma 9, che determina per il triennio 2011-2013 la limitazione del turnover al 20% delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

I problemi della ricerca in Italia sono, purtroppo, ben noti: finanziamenti pubblici ridotti al minimo, troppo precariato e di lungo termine, scarse prospettive future, basso riconoscimento del merito e criteri di valutazione non omogenei. Questo nonostante la ricerca rappresenti un investimento essenziale per il futuro del Paese, come hanno dimostrato le scelte recenti in ambito internazionale: gli altri Stati europei continuano a sostenere fortemente la ricerca, nonostante la crisi, indirizzando i tagli verso settori meno strategici per il futuro di una nazione. A maggior ragione, questo è vero in un periodo di crisi economica internazionale, come quello in cui ci troviamo.

Riconoscere nella ricerca un fattore chiave di sviluppo implica riconoscere il ruolo dei giovani. Il contributo più innovativo che un ricercatore dà nella sua carriera si concentra tipicamente nei primi dieci anni di attività. Senza un ricambio generazionale, la qualità della ricerca va inesorabilmente a degradarsi. Sarebbe ipocrita aspettarsi contributi dai giovani senza dar loro in cambio delle prospettive occupazionali chiare. La ricerca su base volontaristica deve avere termine: come si può continuare a chiedere a lavoratori altamente qualificati, che lo Stato stesso ha formato con i soldi pubblici, di mettersi al servizio della ricerca per pochi soldi e senza prospettive di carriera?

Purtroppo, dalla lettura del D.L. 31 maggio 2010 n.78, sembra che non ci sia alcuna volontà politica di riconoscere alla ricerca il suo ruolo strategico e di favorire l'ingresso di nuovi ricercatori all'interno del CNR. Anzi, il D.L. stabilisce un drastico taglio nell’uso del turn-over derivante da pensionamenti: per gli anni 2011-2013 solo un dipendente su cinque (20%) che andrà in pensione potrà essere sostituito. Negli stessi anni, il D.L. spinge – di fatto – un’intera generazione di dipendenti CNR prossimi al pensionamento ad andare in pensione immediatamente, tramite misure come la riduzione delle finestre di pensionamento ed il posticipo del TFR. Il perverso – e voluto? – effetto combinato di queste due norme è che negli anni 2011-2013 l’80% delle risorse liberate dai pensionamenti, molte più di quelle che si sarebbero liberate senza gli “incentivi” al pensionamento, e che avrebbero potuto essere investite nel reclutamento di giovani ricercatori, verranno del tutto perse. Il risultato netto è – ancora una volta – fare cassa sulla pelle dei giovani, impedire il ricambio generazionale e tagliare le gambe ad un’intera generazione di ricercatori. Con perdite inevitabili in termini di competenze e sviluppo futuro.

I RicAt riconoscono la necessità di tagliare la spesa pubblica, ma questi tagli dovrebbero andare a colpire gli sprechi e le inefficienze, non la sopravvivenza stessa degli Enti di Ricerca. Soprattutto, non dovrebbero essere così fortemente penalizzate le fasce più deboli e – spesso – più creative ed attive dei lavoratori: i giovani ricercatori. I giovani già pagano le richieste di flessibilità del mercato del lavoro con i loro contratti precari; aggravare questa situazione sarebbe una scelta suicida. Non vogliamo un'ottusa difesa corporativistica del posto di lavoro: i RicAt hanno sempre difeso la selezione per merito dei ricercatori, la competizione aperta nell’accesso alle posizioni, la valutazione continua e la responsabilizzazione a tutti i livelli nel settore della ricerca. Non possiamo però non denunciare gli effetti di norme che insistono nel colpire in modo miope alcune delle risorse più importanti per lo sviluppo e la competitività del Paese negli anni a venire. Chiediamo pertanto che venga riconosciuto che gli effetti del blocco del turnover sono tra gli esiti più negativi del D.L. 31/05/2010 n.78, e che ci si attivi a tutti i livelli istituzionali per ottenere prioritariamente la modifica di questi aspetti del Decreto.

 

         Associazione RicAt     
Ricercatori Atipici – CNR Pisa         
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Giugno 2010 09:48 )